Sequoia, una storia indiana

scritto da Fringuello
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Testo: Sequoia, una storia indiana
di Fringuello

 

                                                                             

                                                                  prologo

La notte è il mio regno, i guerrieri non combattono o cacciano quando non c’è luce, le loro anime non andrebbero nei verdi pascoli di Manitòu in caso di morte.

Così io aspetto la morte senza parlare con anima viva, la notte ascolto le conversazioni bisbigliate dei morti,                                                          SEQUOIA

 

Pare fu un grande capo a dare il nome all’albero, Sequoia, e ce n’è di 2000 anni e anche più.

Il mio nome è scoiattolo volante, e ho trasgredito alle regole della tribù, il  consiglio degli anziani ha decretato l’esilio, ed io vivo ora sulla cima di una sequoia.

La notte scendo a terra e arrostisco al fuoco i piccoli animali che ho preso la notte e un coniglio, di solito al tramonto.

 

quelli senza pace che sono costretti a vagare nelle tenebre.

Di giorno dormo, protetto dall’ombra fitta della foresta.

Cosa può aver fatto questo guerriero, direte voi, per essere scacciato dalla tribù?

È una storia un poco lunga , ma se avrete la pazienza di ascoltarla potrà forse sembrarvi interessante.

La mia tribù, dopo le guerre indiane, era stata deportata dall’uomo bianco nella terra dei grandi laghi.

Vivevamo in uno spazio ristretto e lontani dalle nostre montagne sacre, ma il territorio era verdeggiante e ricco di cacciagione, ogni tanto lo attraversavano grandi mandrie di bisonti ed era festa.

Io sono cresciuto in una bella famiglia con tanti fratelli e sorelle, e ricordo ancora il periodo dei giochi spensierati.

Poi divenni grande e affrontai la cerimonia di iniziazione che per la mia tribù era una prova di resistenza al dolore, conservo ancora sul mio corpo le cicatrici delle ferite con un senso d’orgoglio.

Cominciai a pensare alle donne. Ma non ne volevo una mia,non volevo sentirmi legato.

E così rubavo quelle degli altri, ma solo per qualche notte. Approfittavo delle assenze per la caccia ora di questo ora di quello, e delle notti della cerimonie.

Una mancava alla mia collezione, era cerbiatta bianca, la moglie del capo.

Ma guarda caso era una delle poche che non mi piaceva.

Le donne parlano tra di loro e nei loro discorsi si tessevano le mie lodi di amatore.

Così cerbiatta bianca mi aspettava e , nel campo, mi lanciava occhiate di fuoco.

Un pomeriggio mi trovò che facevo il bagno nel lago, si spogliò e si buttò nelle mie vicinanze, ed in un attimo mi fu sopra.

Che vi devo dire, a me proprio non andava, così la piantai in asso con tutte le sue voglie.

A quel punto lei si mise a strillare , e urlando mi accusava di averle tentato violenza.

Accorse molta gente e fra questi il capo, lunghe corna.

Tutti le diedero credito, dopotutto era la moglie del capo, ed il capo immediatamente mi sfidò a duello all’ultimo sangue.

Ci trovammo il mattino dopo, nella spianata prima del bosco, per regolare i conti, tutta la tribù era presente.

Tutt’e due eravamo armati di un coltello da caccia e ci squadravamo per cogliere ogni accenno di movimento l’uno dell’altro.

Lui si spinse in un affondo cercando il cuore, io lo schivai e con la mano libera gli diedi un gran cazzotto, cominciò a dar sangue dal naso, ed era stupito, fra gli indiani non si usava il pugno e infatti questo gioco me l’aveva insegnato un bianco.

Lui subito si riprese ed attaccò, questa volta cercando il ventre, io mi scansai, lui portato dal suo slancio mi prese tutto il coltello nel suo cuore,  e piano, con un sussurro mi disse: comunque lo sapevo che mia moglie è una giovenca in calore.

E morì, come sanno morire gli uomini.

Del consiglio vi ho già detto, il giorno dopo con un arco, una faretra e un coltello ero sulla via dell’esilio.

Detti un ultimo sguardo alla mia gente, le donne erano commosse.

Ed ora sono qui, tra le fronde e scruto da lontano, a volte, passare delle squaw e mi piange il cuore.

Sequoia, una storia indiana testo di Fringuello
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